martedì 5 luglio 2011

Dal recente passato; Muse - The resistance





Con il tag dal recente passato riporto all'attenzione del lettore di questo sonoro blog alcuni dischi che mi hanno particolarmente influenzato, e che sono sicuramente attuali.

Muse - The resistance

Che sia cambiato qualcosa te ne accorgi subito, basta guardare la copertina, un poliedro colorato che sembra caduto lì da un film di Kubrick, o da una cover sleeve degli Yes.
Poi, dopo che il cd è scivolato nella materna slitta del lettore, attacca un brano (uprising) che trasporta una ventina d’anni addietro, quando gli Ultravox suonavano “rage in eden”, anche se poi la linea dance si sporca della voce sofferente, che è una specie di marchio di fabbrica dei Muse.


Anche “resistance”, la traccia numero due, pare passata nelle officine dei Depeche e degli Ultravox prima di arrivare nei computer dei Muse, ma “it could be wrong”. E allora, pump on the volume, spuntano tastiere, un pianoforte, una serie di percussioni galoppanti, e la voce, quella. E poi, crescendo, e poi voci ed echi da cattedrali, pop lisergico allo stato nativo. Altro che ventunesimo secolo.
Ecco arrivare, dopo una terza traccia asettica, un piano e la solita voce ispirata, sì, sono proprio i Muse; o sono i Queen? Il dubbio è forte, la costruzione sinfonica, verdiana, del pezzo, rimanda a sonorità neoclassiche, sembra quasi di vedere i baffi di Freddie Mercury fare capolino dal display del lettore cd. E quel passaggio da marcia trionfale dell’Aida? Forse i nostri hanno mangiato qualche strano fungo che li ha rispediti a palla nel passato; un pianoforte solo, un pianoforte che attacca Chopin (un notturno). Leggo il titolo del brano , nascosto tra parentesi c’è un “collateral damage” che lascia intendere che probabilmente un virus mutante si è infiltrato negli spartiti scritti da Bellamy, Howard e Wolstenholme. Il passaggio di un jet sulle ultime note di piano rimette le cose a posto.
La traccia 5 “guiding light” non può non essere un pezzo Muse, con leggera enfasi spiritualistica, e chitarre evangelizzanti, acccompagnate da una processione di percussioni, che fanno da tappeto al sermone vocale di Bellamy.
Qualcosa sta uscendo veloce e acido dai box del mio fido Kenwood r-k701. E’ la mitraglia elettrica di “unnantural selection”, la traccia numero sei. Vi suggerisco di ascoltarla ben seduti, anzi legati alla poltrona, altrimenti correrete il rischio di afferrare una scopa e mimare un famoso chitarrista volante davanti allo specchio, sedotti dal ritmo seghettato e urgente. Poi, veloce come era arrivato, rallenta, ritorna sound floydiano da cattedrale gotica, ma è sempre Muse, tranquillo caro il mio fonodipendente, roba buona, da far rizzare i peli sulle braccia. No hope for fate, it’s unnatural selection. Autostrada, datemi autostrada ed un sorpasso pericoloso, arriva negli specchietti la traccia numero sette, Mk Ultra, anche questa ha nascosto uno speed ball tra i byte, accelerano sia il ritmo che le pulsazioni, bisogna aumentare il volume, e che si fotta il rincoglionito del piano di sotto, stasera i Muse suonano più forte della sua tv da cui latrano i brunivespa di regime. Altra sorpresa, nel brano numero 8, compare Saint-Saens. Anche voi, caro Camille, nel caravan stellare con i Muse? Prego, accomodatevi, ci tocca rilassarci, dopo l’adrenalina dei brani precedenti.
E anche le tracce finali hanno costruzione sinfonica, in un clima sonoro da basilica nel deserto, una microsinfonia in tre parti, che aiuta a ricollegarsi con i propri pensieri. La microsinfonia si chiama Exogenesis, e se dovesse capitarmi di girare un film di science-fiction, credo proprio che questa sarebbe la colonna sonora ideale, per la sequenza in cui il modulo di atterraggio si apre, e gli astronauti posano il loro timido piede sul suolo di un pianeta sconosciuto e crudele, dal quale probabilmente non faranno più ritorno.

Qui, il video di resistance

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