Il terzo album di questo rocker lo trovo altamente consigliabile, in alcuni brani (tipo la famosa werevolves of London) partecipano altri "grandi" come John Mc Vie e Mick Fletwood dei Fletwood Mac; oppure in altri calibri del tipo Jackson Browne e Jennifer Warnes....
Personalmente lo trovo uno di quegli LP contenenti dei brani che maggiormente si fissano nella mente nel tempo. Non solo quelli maggiormente orecchiabili, ma sopratutto quelli in cui si percepisce la capacitò di Warren di mescolare umorismo e gusto macabro, argomenti seri con forme leggere tipo: Lawyers Guns & Money, Roland the Headless Thompson Gunner o la canzone che da il titolo all' LP.
Cominciamo dalla copertina: uno la guarda e si aspetterebbe di stare andando ad ascoltare uno dei soliti dischi metal-horror che tanto piacciono ai ragazzini americani. Invece no; questo cd, il primo completo dopo una serie di EP, pone alla mia attenzione un gruppo sconosciuto: sono inglesi, si acconciano e suonano come i migliori gruppi indie-country americani. E il motivo c'è: sono stati prodotti dallo stesso produttore di Interpol e National. Il cd contiene undici tracce, alcune ingenuamente country-pop, altre invece di rara potenza, e che indulgono sulle stesse orme lasciate ad Arcade Fire, National, Mumford & Sons tanto per citarne alcuni. Superata la prima traccia, che scorre via senza particolari emozioni, si incontrano due brani potentissimi, "new ceremony" e "shield your eyes". Sono due brani confezionati con un sound ridondante, emotivo, barocco, che invogliano a fare coro (così come ho fatto io in questi ultimi due giorni in cui ho avuto shallow bed in heavy rotation nel lettore della mia automobile). Gli altri brani scorrono nuovamente in maniera tranquilla, fino all'ultima traccia, una concept track di quasi sette minuti in cui, dopo un attacco lieve, armonico, si accende di un carnale erotismo elettrico, in un crescendo ricco di stratificazioni tra strumenti, con in background una tromba nostalgica: una apoteosi, condita anche da una potente batteria. Questa traccia, la numero undici, dal titolo di "lion's den", l'ho fatta suonare almeno cinque-sei volte di seguito, rimanendo sorpreso della sua terribile forza. "Night descended like a blanket, on the house where I miss you like a limb. I close the curtains, shun the working and I put your record on." Dei Dry the river, sentiremo parlare.
Riprendo a scrivere; gennaio e febbraio sono stati mesi faticosi (a causa di un interminabile trasloco in una nuova casa ed altri personali motivi) e di ascoltare nuova musica ho sì avuto tempo, ma non tanta voglia di scrivere. Dalle mie orecchie è passato in questi giorni un nuovo particolare cd degli Air, gruppo francese che si è fatto conoscere per lavori spesso in bilico tra lounge e pop sofisticato.
In questo disco si sono occupati di una colonna sonora: non di un film qualsiasi, ma della versione restaurata e colorata de "le voyage dans la Lune" di George Melìes, un pioniere del cinema e in questo caso anche della fantascienza. Il risultato, a mio parere, è straordinario, difficilmente etichettabile, mi viene di scrivere "cyberfunky", ma ancora non rende l'idea. Sono brani stralunati, dalle sonorità strane, eppure resi vivi da un tappeto di percussioni che li rendono ascoltabilissimi; si sente che ci hanno messo passione nel realizzare questo disco speciale (che esce in sole 70000 copie in tutto il mondo, insieme al dvd della pellicola restaurata, che dura solo sedici minuti), espandendo sotto forma di strane canzoni gli spezzoni creati per sonorizzare il viaggio sulla Luna di Melìes. Reminiscenze floydiane, frankzappiane, kraftwerkiane, portano come risultato ad un grande lavoro, appassionato.
Consigliato, magari sarà difficile trovarne una copia, voto 9.5.
LP di un Garland Jeffreys in stato di grazia, brani che mixano con equilibrio ed entusiasmo il calore del blues, l' energia del rock il misticismo del reggae.
Pezzi molto ritmati e coinvolgenti a tratti mi ricordano alcuni spunti della prima Lena Lovelich..
Questa mattina, non so nemmeno perché, mi è venuto in mente che avevo in giro per la discoteca una registrazione di musiche di Boccherini, Mercadante e Tartini con Severino Gazzelloni e il suo flauto d'oro, nonché il gruppo de I Musici. Registrazioni Philips anni 70 ... roba buona, insomma.
Si, ma quanto buona?
Beh, l'esecuzione è senz'altro diversa da quelle baroqueuses alle quali ci hanno abituato i vari esecutori moderni, quali Dan Laurin, ma non è nemmeno ferma come nelle esecuzioni di certi flautisti francesi coevi di Gazzelloni (uno su tutti Rampal, bravo ma un po' "accademico") oppure rinnovatrice si, ma un po' schematiche come quelle di Brüggen. Italiana, nel miglior senso della parola; quindi cantabile, leggera, virtuosistica senza essere stucchevole. Archiviato un po' in fretta dopo la morte, Severino Gazzelloni rivela un piacere del far musica, insieme con I Musici, che alla fine fa dimenticare le lezioni d'interpretazione filologica da Harnoncourt in su. Peraltro la cura della concertazione con i Musici è di qualità elevata e il disco (in realtà io ho ancora il vinile) passa in un soffio.
Dal lato tecnico, che posso dire? Forse che se il flauto fosse stato ripreso un po' meno scuro, la veridicità del messaggio sarebbe stata maggiore; ma basta pensare di essere un po' lontani dagli esecutori e ci si ritrova abbastanza. Anche la scena appare un po' dilatata, ma la timbrica degli archi è sana e tutto sommato anche dinamicamente, vista la potenza sonora in gioco, non eccessiva, è sufficiente ad ingannare l'orecchio.
La registrazione Philips è stata riversata anche su cd. Eccola:
Per chi invece volesse cercare a tutti i costi il vinile, ecco la copertina:
Già, parliamo di nipoti. Ma non dei miei, che ancora non possono fornire alcun contributo alla causa del rock. Parliamo di Black Keys, ad esempio. Il loro nuovo cd si chiama "El Camino", la strada, e già il titolo è tutto un programma. C'è un bel pullmino chrysler con le fiancate in mogano, molto anni settanta. In quel van potrebbero benissimo aver viaggiato qualche decennio fa i Led Zeppelin ad esempio. E magari i genitori dei Black Keys hanno subito qualche influsso da dna mutante, cosicchè "el camino" è un cd di rock bello tosto, basso chitarre, batterie e voci, in perfetto stile zeppelliniano, del periodo blues, non degli ultimi tempi quando si facevano troppe seghe mentali orientali. E suona bene, da fare aumentare il volume fino a fare incazzare quello del piano di sopra. Continuiamo a parlare di nipoti, avendo già escluso i miei deve per forza trattarsi di altri ragazzi prodigio. Che poi tanto ragazzi non sono, dato che hanno cominciato a sfornare dischi già dai '90. Wilco vi dice qualcosa? E se non vi dice niente, deve cominciare a dirvelo. Ah, la parentela: Crosby, Stills, Nash & Young: ballate folk-pop e suoni sperimentali, un doppio cd tutto da godere. E non solo ai nostalgici del country rock, della west coast, e di tutta quella musica suonata da hippies con la barba lunga. Provare per credere: il loro ultimo lavoro si chiama "the whole love". Ascoltatelo, anche nell'abitacolo di un'automobile mentre piove, l'onda delle suggestioni aumenterà.
Ok, avete ragione, sono in ritardo. E il mio regalo di Natale non ha niente a che vedere con il rock. E'appena uscito un disco nuovo di Fabrizio De Andrè, e si intitola Sogno numero 1. Ma, obietterà qualcuno, come può essere? Non si tratta di un cd di inediti, o della solita raccolta di successi, come le decine che hanno pullulato nelle settimane prenatalizie. Il compositore Geoff Westley (noto per avere realizzato alcuni dei dischi più innovativi con Lucio Battisti) ha realizzato un progetto di quelli che fanno riflettere: insieme alla voce originale del Faber, ha realizzato e mixato delle partiture suonate dalla London Simphony Orchestra. La copertina del cd è suggestiva, si vedono gli skyline di Genova e Londra, contrapposti; oltre alla voce di Faber, ci sono interventi di Vinicio Capossela e di Franco Battiato. Il risultato è lacerante, gli arrangiamenti enfatizzano il valore poetico delle ballate di Fabrizio De Andrè. Uno di quei dischi adatti ad una serata d'inverno, in poltrona davanti al camino, a sfogliare vecchi album di ricordi. I brani contenuti nel cd sono: Le nuvole | Laudate Hominem | Hotel Supramonte | Preghiera in gennaio | Rimini | Ho visto Nina volare | Dolcenera | Anime salve con Franco Battiato | Valzer per un amore con Vinicio Capossela | Tre madri.
Ecco, mi ero perso il omonimo loro disco d'esordio uscito nel 2009, ma si sa, c'è sempre tempo per riparare alle omissioni. E così in questi giorni ho ascoltato ripetutamente il loro ultimo lavoro, intitolato Days. La copertina del cd è insolitamente brutta, di un insolito squallore, però appena iniziano a scorrere le tracce, si entra in un mondo musicale colorato, interessante, la cui definizione supera le classificazioni del nuovo rock (surf, psichedelica americana, pop orchestrale?). Infatti, oserei dire che si tratta del ritorno della musica della west coast, come noi con le barbe bianche ce la ricordiamo intorno agli anni '70. Le chitarre grondano latte e miele, senza annoiare con eccessive sdolcinatezze. M'è piaciuto tutto, ma in particolare mi ha colpito l'ultima traccia "all the same" è un caleidoscopio di accordi e arpeggi, e ha l'incredibile durata di oltre sette minuti, che in questo mondo mordi e fuggi è veramente insolita.
Un sacco di dischi nuovi in giro, si capisce che si avvicina il periodo festivo e che si suppone che la gente abbia qualche dollaruccio in più in tasca da spendere per acquistare: solitamente in questo periodo i dinosauri (musicali) si risvegliano dal letargo e il case discografiche mandano nei negozi le loro ultime fatiche. Dunque: -Coldplay- Mylo Xyloto certo, non avevo aspettative elevate per il quinto disco dei Coldplay. Di solito, queste band contemporanee troppo fighe al terzo-quarto disco scoppiano: di soldi, di noia, di vuoto cerebrale. Mi sono dovuto ricredere: Mylo Xyloto suona benissimo, il concept gira intorno all'idea di "un qualche paradiso dovrà pur esserci". Ora, non so se esista, ma se esiste un'arcadia la musica dei Coldplay è quella che si potrà ascoltare lì. Accattativillo (o trovate modi alternativi, fate vobis).
-Lou Reed & Metallica- Lulu Sinceramente, inascoltabile. Sembra che Lou Reed sia seduto da qualche parte a cantare le sue elucubrazioni, e che in un garage a qualche isolato di distanza i Metallica stiano provando qualcosa che non ha senso, non ha capo nè coda. Peccato, mi domando come sia stato possibile per il produttore autorizzare un doppio cd ( e il relativo doppio esborso per i fan incalliti)… A sostegno della mia opinione, su un altro forum, la maggior parte dei commenti si produce in espressioni molto colorite riguardo la consistenza di Lulu, risparmiate i soldi è il mio sintetico commento, ed anche la banda per l'eventuale d.l...
- St.Vincent- strange mercy Accattivante, per darvi un'idea del genere, siamo dalle parti del pop-chic come quello di Goldfrapp, potremmo trovarci al cospetto di una Prince in gonnella, a me è piaciuto, ascoltatelo .
Lo ammetto, la scelta di recensire questo disco è fortemente influenzata dal mio stato d'animo odierno. Chi, come me, è appassionato oltre che di musica anche di motociclismo sa di cosa sto parlando. Darkness Falls è formato da due musiciste, e Alive in us è il loro disco d'esordio. Un esordio molto interessante, il risultato raggiunge quello che era il concetto che le ha portate a suonare insieme. Il sound mescola aspetti ancestrali, quasi onirici, con basi elettroniche estremamente moderne: il risultato è quello di musica che parla di malinconia, di nostalgia, di qualcosa che è passato e che probabilmente è impossibile recuperare, una malinconia declinata al presente. Il dualismo è probabilmente presente già dal progetto, basta guardare la copertina, che riporta le immagini delle due musiciste, opposte eppure complementari. Brani preferiti: The Void (l'assenza) e Noise on the line. Per darvi un'idea della consistenza del sound, ci sono echi di Coral, di the Killers, di The Shins. Da ascoltare.
Allora ditecelo: avete esaurito le batterie. In questo nuovo cd di Bjiork, praticamente in tutti i brani la voce della signora Bjiork è accompagnata nei suoi lamenti da strumenti musicali semplici e improvvisati, tranne che in un brano, in cui il povero ascoltatore spera di mettere un pò di ritmo alla propria esperienza sonora. Invece no: la musica, il rock, il pop, in questo cd sono assenti ingiustificati. Anche in questo caso, si va a scoprire che si tratta di una raccolta di brani pensati singolarmete come apps per ipad e iphone. Ma che risulta terribilmente minimalista, e i-noioso, anzi noiosissimo. Pure questo, come il precedente, a giudizio di chi vi scrive, e se ci sono contrari che facciano sentire la loro voce nei commenti, un disco inutile, e noioso.
Ho avuto in questi giorni alcune novità in heavy rotation nel lettore cd della macchina, e anche nell'ipod perchè volevo capire se avevo capito bene. Mi sono reso conto (e rinvio alla lettura del mio post precendente, quello in cui parlo dello scioglimento dei R.E.M. ) che effettivamente alcuni artisti meriterebbero la pensione anticipata, non foss'altro perchè alla musica rock hanno dato tanto, ed ora non hanno più niente da dire. Esce un doppio di Peter Gabriel e il sottoscritto spera che sia un pà più vivace del precedente "scratch my back". Invece no: è una raccolta di brani riorchestrati, in cui sono stati aboliti tutti i suoni elettrici, e anche quegli strumenti che danno il beat ai brani.Lui e un'orchestra classica. Quindi niente chitarre, bassi, batteria. Alcuni pezzi in effetti, anche a causa e per merito della voce ieratica e profonda di Peter Gabriel hanno una loro ragion d'essere, ma tutto il primo cd del doppio è noioso, non può essere ascoltato per intero più di un paio di volte, magari un pezzo qui e uno in una compilation...poi si passa al secondo cd. Sorpresa! Sono gli stessi medesimi brani, stavolta senza la voce di P.G. Che se io fossi il regista di documentari naturalistici, in cui si assiste agli emozionanti corteggiamenti e accoppiamenti di libellule e maggiolini, mi direi "azz...della musica buona per il mio documentario!". Poi capita pure di leggere un'intervista a P.G. su un quotidiano locale, in cui il simpaticone dice "vorrei vendere più dischi di lady gaga". Allora ho capito: ha bisogno di soldi...e che lo dica chiaramente, facendo una sottoscrizione pubblica: ogni fan gli regalerà 5 euro e lui potrà tirare a campare ancora un pò, magari nel frattempo troverà l'energia per comporre una decina di canzoni nuove, che ci meraviglino. Oppure lasci perdere e basta; a mio avviso questo "new blood" non ha proprio niente di nuovo, è un freddo e calcolato esercizio di scarificazione di vecchi brani, riconfezionati e ripuliti anche dalla voce di P.G. Pensandoci bene, poteva anche mettere un terzo cd con le tracce del suono del sediolino del pianista. In conclusione, un disco inutile. I Fan-atici di P.G. lo ascolteranno estasiati, ne sono certo, io credo che a non comprarlo, non si commetta nessuna omissione.
Sinora, dall'Australia erano arrivati alla nostra attenzione musicale quasi esclusivamente rocker dinamitardi (ve li ricordate gli AC-DC?) o cantantesse dotate di voce e carisma. Josh Pyke è una cosa nuova dal continente lontano. Compone le sue canzoni e il risultato trasmette amore per la buona musica, influenzata sicuramente dall'ascolto di aristi come Badly drawn boy, o The Shins. Quando ho infilato nella vorace fessura del lettore "Only Sparrows", il più recente lavoro del nostro Josh, non avendolo mai sentito nominare (la condizione migliore, credo, per giudicare un artista) sono rimasto piacevolmente sopreso, tant'è che l'ho riascoltato immediatamente, invece di metterlo nella pila di "quelli che riascolterò per capire se mi sono piaciuti". Niente trucchi elettronici o roboanti sezioni di archi, tanta buona roba acustica, ed una voce interessante. Qui il video di "no one wants a lover", l'estratto che preferisco.
Un disco citazionista: questo è quanto mi sento di scrivere dopo avere ascoltato il nuovo cd dei Kasabian. Il titolo è “velociraptor”, e uno si immagina di avere a che fare con rock veloce e aggressivo, dimenticando che l’animaletto da cui prende il titolo era anche opportunista e combattente (come dice wikipedia). Il primo brano contiene una sequenza di archi che vagamente ricorda quella scritta da Paul McCartney per la colonna sonora di un film di 007. Il secondo ha invece delle tastiere che suonano come quelle dei Pink Floyd in Wish you where here, ed un ritmo floydiano, lento, doloroso e dolce. Poi, senza strappi, si arriva a “goodbye kiss”, il terzo brano che si srotola romanticamente come una canzone di David Bowie degli anni ’80, qunidi si arriva alla traccia numero quattro (days are forgotten), in cui finalmente si riconosce il sound nativo dei Kasabian: ad un certo punto spuntano pure degli inattesi coretti di voci bianche e un po’ stonate. Non mi dilungo nella descrizione degli altri brani, altrimenti vi tolgo la curiosità di ascoltarlo, comunque vengono citati anche i Led Zeppelin ed i Rolling Stones… Mi è piaciuto? Dopo il secondo, e soprattutto dopo il terzo ascolto direi di si, è sicuramente un cd interessante, e che propone nuove idee. Brano preferito, quello che dà il titolo al cd. A tutto il lavoro, voto: 8.
segnalo questa bella registrazione di Staier per la Harmonia Mundi.
Andreas Staier è un esecutore ormai ben noto al pubblico internazionale.
In questa registrazione, grazie anche all'intelligente scelta di un clavicembalo dal suono molto morbido, riesce a concertare veramente con tutti gli altri strumenti, come peraltro il sottotitolo del corpus qui registrato (sei concerti per il clavicembalo concertato wq 43) chiaramente indica.
Staier è bravo, accenta bene, ha gusto e l'orchestra lo segue bene in questo progetto. Un disco molto piacevole, quasi "salottiero", peraltro registrato molto bene dai tecnici di Harmonia Mundi.
Se tra i cd proposti a 5 euro da Amazon ci trovate pure questo dei Beirut, compratelo subito, anzi prendetene un paio di copie da regalare. Si resta spiazzati, ascoltandone le tracce: che uno si immagina rock di quello cattivo, o musica orientale, con quel nome così ingombrante, Beirut. Invece "The rip tide" è uno di quei cd da ascoltare prima di un tramonto estivo, per riconciliarsi con la giornata, è musica evocativa, che spinge alla nostalgia, alla melanconia, allo schiudere i cassetti dei ricordi. Come descrivervi meglio cosa andrete ad ascoltare: avete presente i Calexico? E avrete sicuramente ascoltato i The National, e sono assolutamente certo che anche Oi Va Voi fanno parte del vostro background di ascoltatori di indie-pop e indie-folk. No? Meglio così, anche perchè a fare paragoni poi si ingenerano false aspettative. I Beirut suonano quasi esclusivamente strumenti acustici, trombe e tromboni, chitarre e mandolini, e l'effetto è stupefacente, generando sonorità in bilico tra il folklore e il pop. A me sono piaciute molto "postcards from Italy " e "the elephant gun", di cui posto il video.
Arrivato alla traccia numero 5, dall'invitante titolo di "water", che oggi che ci sono quasi quaranta gradi e stare dentro l'abitacolo non è proprio il mio massimo desiderio, vengo preso dal dubbio che i quattro ragazzotti americani siano stati colpiti da qualche virus mutante che causa disturbi di personalità, con effetti eccitanti sulla loro musica. Infatti, il brano parte come un pezzo dei Genesis in periodo Peter Gabriel, intenso, fibrillante, fino a diventare orgiastico.
Ascoltando il nuovo lavoro dei Cornershop il primo termine che mi viene in mente è musica meticcia, o indie pop (anche nel senso di indiana, per via delle contaminazioni). Andiamo con ordine: il cornershop è il negozietto all'angolo che di solito nelle città britanniche è gestito da pachistani o indiani, e da noi anche da coreani, cinesi, mauriziani e potremmo tirare in ballo tutto l'atlante geografico. Tornando all'ascolto del cd, si ha come la sensazione di camminare a bassa velocità dentro un'automobile, passando davanti a negozietti con la saracinesca alzata, dai quali escono musiche che si mescolano a quella dell'autoradio, creando così l'effetto meticcio di cui dicevo prima. Il titolo del cd è "cornershop and the double o groove of", e se vi capita di trovarlo su una webradio, ascoltatelo. Onestamente non consiglio l'acquisto d'impeto, intanto perchè sono 40 scarsi minutini, e poi perchè a me pare un pò monotono. Qui, una traccia remixata da fatboy slim e qui di una dal nuovo cd.
Non ho avuto dubbi, dopo averlo ascoltato innumerevoli volte, ben chiuso nell'abitacolo climatizzato della mia macchina.
Il miglior disco degli ultimi sei mesi. Spesso mi pongo la seguente domanda: ma questo qui, che viene fuori con un cd così maturo, completo, dove era nascosto prima?
Oggi giro lungo, molto lungo. Penetrando la Sicilia da nord a sud, e poi verso nordest. E per non vomitare appresso alle cazzate dei giornali radio ho predisposto l'ascolto di un bel mucchio di musica nuova.
Cominciamo: Agnes Obel. Il cd è uscito a fine 2010, ho intravisto alcune recensioni, ma non le ho lette. Certo, lei in copertina non depone bene, sembra una zitella mormone, poi basta arrivare alla seconda traccia (the riverside), per restare estasiati. Più accattivante di Tori Amos, che pure è una delle stelle fisse del mio firmamento. ( I walk to the borders on my own To fall in the water just like a stone Chilled to the marrow in them bones Why do I go here ). Ascoltare per credere. E la ragazza è danese. neanche americana o inglese, e questo cd, Philarmonics, va dritto dritto al cuore. Dritto. Oh, my God (cit.)