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venerdì 17 maggio 2013

Signor Censore

Marco Porcio Catone il Censore



14 anni. Avevo 14 anni quando ho comprato, in società con mio fratello Paolo, un disco di Edoardo Bennato che aveva per titolo: "Io che non sono l'Imperatore".
Tra le canzoni contenute in quell'LP, che ricordo ancora perfettamente dopo tanti anni (l'ha tenuto Paolo, io non ce l'ho), ce n'era una che da ieri sera continuo a canticchiare: "Signor Censore". Mai avrei pensato che, sebbene interpretato in modo un po' estensivo, quel testo l'avrei potuto scrivere o cantare io.
Ne riparleremo, credo.



Intanto, eccovi il testo:


Signor Censore - che fai lezioni di morale
tu che hai l'appalto per separare
il bene e il male, sei tu che dici
quello che si deve e non si deve dire...

Signor Censore - nessuno ormai ti fermerà
e tu cancelli in nome della libertà
la tua crociata
per il bene dell'umanità...

Signor Censore - da chi ricevi le istruzioni
per compilare gli elenchi dei cattivi
e buoni?... Lo so è un segreto
lo so che non me lo puoi dire...

Signor Censore - ma quello che nessuno sa
è che sei tu quello che ci disegna
le città... E poi ogni tanto
cancella quello che non gli va...

Signor Censore - tu stai facendo un bel lavoro
disegni case, strade e piazze
a tuo piacere, prima fai un ghetto
poi lo nascondi con un muro...

E mentre il ghetto si continua ad allargare
Signor Censore - tu passi il tempo
a cancellare le frasi sconce
e qualche nudo un po' volgare...

Signor Censore: tu stai facendo un bel lavoro
la tua teoria e che il silenzio è d'oro
prima fai un ghetto
poi lo nascondi con un muro...

E così mentre la gente continua
ad emigrare, tu sfogli i libri
e passi il tempo a cancellare le frasi
sconce, e qualche nudo un po' volgare... 


E questa è la canzone:
 
 
 
A presto
Angelo Jasparro
 
 
 
 
 
                     

domenica 27 gennaio 2013

Delle JBL 4350 e delle lenti acustiche ...

Antefatto: nelle fotografie dei miei diffusori, compresa quella che vedete nella testata di questo Blog, non compaiono le lenti acustiche. Coloro che non sapessero di cosa si tratta, potranno vederne una montata proprio sul mio diffusore. In un forum si polemizza da tempo contro coloro che ascoltano le 4350B senza montare le lenti, come se fossero sordi, soprattutto per opera di un professionista del settore, al quale non si può riconoscere una vastissima esperienza in tutto ... tranne che nell'ascolto delle 4350, evidentemente. Dopo averlo letto, altri ripetono la stessa cosa a pappagallo, senza avere la minima esperienza in merito. Si sa, negli ultimi anni l'hobby preferito dagli audiofili è quello di scrivere valutazioni audio sulla base delle fotografie.
Provo a dare qualche spiegazione, così magari in futuro eviteranno di fare altre brutte figure in pubblico.
JBL, a suo tempo, aveva emesso il classico bollettino tecnico, come per tutti i modelli professionali che metteva sul mercato. Non essendo un'azienda costituita da improvvisati, spiegava chiaramente quale fosse la funzione di ogni componente montato sul diffusore. A proposito della lente acustica, dice che la lente non aggiunge distorsione o risonanze all'emissione della tromba del medio-alto. Aggiunge inoltre che il suo scopo è quello di fornire una propagazione controllata dell'energia acustica in alta frequenza.
Facciamo mente locale sul posizionamento tipico di questi diffusori, nati per uso nelle cabine di regia degli studi di registrazione: In alto, verso il soffitto della sala e larghe, poste praticamente negli angoli. Ci sono decine e decine di foto sul web che lo dimostrano, basta cercare o aver messo piede in qualche studio di registrazione. Da qui l'utilità delle lenti, che dirigevano il suono verso le orecchie del sound engineer, seduto dietro al mixer, abbassandolo e diffondendolo sul piano orizzontale, per ovviare alla direttività delle piccole trombe. Quindi, una persona riflessiva, si potrebbe porre almeno due semplici domande:

- Come mai il sistema di fissaggio delle lenti è costituito da due sottili strisce di Velcro, così da poterle rimuovere o attacare in un batter d'occhio? Forse perchè in alcuni casi è opportuno non usarle?
- Se il possessore di questi diffusori li posiziona con la tromba ad altezza delle orecchie, è il caso di mettere davanti una serie di lamelle in plastica che ne deviano il suono?

Ho fatto ovviamente le mie prove, prima di decidere se lasciarle montate o meno e, per i più curiosi, descriverò il risultato delle lenti, nella posizione dei diffusori che vedete in foto. Lo farò in due parole, che l'argomento non merita di più.

L'immagine sonora crolla miseramente, portando cantanti e musicisti quasi al livello del pavimento, oltre ad ammassarli verso il centro.
Le trombe diventano immediatamente individuabili ed i suoni sembrano uscire direttamente dalle trombe.
La timbrica resta sostanzialmente invariata.

Quindi, per favore, limitatevi a parlare di ciò che conoscete direttamente, invece di fare i maestri di ciò che non avete sperimentato di persona.


domenica 21 ottobre 2012

Boheme, Scala, 1979. Io c'ero

Boheme

Cercando su youtube i video del M° Carlos Kleiber, alla ricerca delle prove del Fledermaus, mi sono imbattuto in questo video del quale ignoravo la realizzazione.Quando l'ho visto mi sono detto: ma io c'ero; mi aveva invitato nel palco Veronica, la sorella del M° Kleiber, che a quel tempo lavorava nel mio stesso studio, nella stanza accanto alla mia. E c'era anche un'altra mia cara amica, Paola Majno che tante volte ho citato e il cui ricordo porto sempre con me.
Riguardando il video non nego che mi è scesa più di una lacrima.
Lucia Popp, cantante ampiamente sottovalutata qui da noi, deliziosa voce e tecnica fermissima, morta troppo giovane. Il mio primo incontro con la potente voce di Luciano Pavarotti, anche lui passato a miglior vita, Rodolfo forse un po' sopra le righe, ma dalle vocalità potente e chiara, con quelle parole tutte perfettamente sgranate e comprensibili. E lui, il M° Carlos Kleiber, riservato, ma piacevolissimo conversatore del quale ancora conservo un piccolo regalo: una cartellina per tenere gli spartiti che tante volte ho usato quando cantavo, custodendola gelosamente.
Era la Scala dei grandi spettacoli, dei grandi nomi, delle produzioni faraoniche ed impeccabili; era la Scala ove il direttore provava fino all'inverosimile, dove i cantanti "temevano" di cantare in quel Teatro tanto selettivo (e anche un po' rompiscatole, se proprio vogliamo).
Rivedendo il video ho rivissuto quel momento; in quei "bravo" c'era anche la mia voce; e rivedendo il video mi sino rifatto la stessa domanda che mi feci allora; sciocca, forse, ma legittima. Come avrà fatto la Cotroubas a reggere quei due "Mimì" cantatile nelle orecchie da Pavarotti? Garantisco che erano potenti anche da lontano; figuriamoci da così vicino.
Ah, che bei ricordi!

Un saluto a tutti
Domenico

venerdì 7 settembre 2012

Ricominciamo

Già, si ricomincia più agguerriti di prima.
La formula di questo blog, che rimarrà aperto e presto si arricchirà di contributi, cominciava ad essere un po' stretta.
Ecco quindi che ho deciso di aprire un vero e proprio sito, tradotto anche in inglese, per allargare gli orizzonti.
Troverete lì tutte le informazioni ed anche il link a questo blog, al quale sono ormai affezionato.

www.audio-activity.com

Buona lettura
Angelo Jasparro

lunedì 27 agosto 2012

Che silenzio!

Si, miei cari amici, mi devo scusare con voi per il silenzio di questo mese di Agosto.
E' che stanno succedendo un po' di cose nel settore dell'editoria hi-fi iitaliana. Non posso anticiparvi nulla, i giochi sono ancora parzialmente da fare ma credo proprio vi sarà una specie di piccola rivoluzione. Forse neanche tanto piccola. Praticamente è la classica calma che precede una tempesta. Se poi questa passerà sulle nostre teste senza scatenare la furia degli elementi, è cosa che verificheremo a breve. Al Top Audio si scopriranno alcune carte. Altre carte, forse, anche prima. L'unica cosa che vi prometto è che non vi annoierete ed avrete/avremo da discuterne di persona, sui forum, sui social network.
Per quanto mi riguarda, non sono stato con le mani in mano ed ho buttato giù un "progettino" piuttosto ambizioso. Anche in questo caso, vi chiedo un po' di pazienza perchè devo finire di mettere a punto un paio di particolari che non dipendono da me solo. Ci sono troppe cose in movimento ed alcune opportunità da cogliere.
Speriamo che da tutto ciò nascano o si sviluppino realtà più consone al mercato ed alle tendenze attuali, che il tempo di "svecchiare" la stampa di settore è giunto.

A presto. Molto presto.
Angelo Jasparro

venerdì 20 luglio 2012

Judith Nelson, soprano. 1939 - 2012

Il 28 maggio scorso, nel silenzio più totale, è scomparsa la soprano americana Judith Nelson. L'ho appreso ieri, dopo aver acquistato la rivista francese Diapason che ne ha dato la notizia.

Judith Nelson è stata una delle più importanti interpreti del repertorio barocco insieme con altre colleghe note come Barbara Schlick, Jill Feldman, Nancy Argenta, Emma Kirkby.

La Nelson, discograficamente parlando, è stata prolifica, almeno al pari delle altre, ma in qualche modo ha pagato il confronto proprio con la Kirkby che divenne immediatamente più popolare di lei. Basti ricordare il Messiah diretto da Hogwood, ove tutti ricordano la Kirkby ma meno la Nelson. Ed è un peccato perché la Nelson, pur senza essere una fine interprete del testo cantato, come lo è la Kirkby o come lo fu la Schlick, era una cantante dotata di un ottimo mezzo, agile, intonato e anche discretamente potente: la ascoltai dal vivo e lei, che non cantava con lo stile gentile della Kirkby che non spinge mai oltre certi limiti, era in grado di lanciare potenti acuti che facevano risuonare le volte della chiesa.

Ha lasciato, oltre al citato Messiah, la sua partecipazione in alcune altre registrazioni di Haendel sempre sotto la direzione di Hogwood (le musiche di scena per l'Alceste, l'Ode per la nascita della regina Anna, l'Anthem For The Foundling Hospital), oltre a Haydn (Messe), nonché registrazioni di pregio per Harmonia Mundi come alcune cantate d Haendel interpretate sola o in duo René Jacobs e le Léçons des Ténèbres di Couperin e quelle di Charpentier, sempre con Jacobs e con Junghenel.

Un grande dispiacere nell'apprendere della sua scomparsa: è morta dopo aver vissuto per anni con l'Alzheimer. Aveva solo 72 anni. Che riposi in pace.

Qui il link al video del Messiah di Haendel nell'esecuzione di Hogwood. La Nelson canta a min 0.37,10 nel recitativo There Were Shephards e nel successivo recitativo arioso And Low The Angels Of The Lord, por poi, dopo il Glory To God del coro, affrontare l'aria Rejoice Greatly.
http://www.youtube.com/watch?v=1-aaEkdKssE

Un saluto
Domenico

Siamo tutti audiofili?









Cominciamo col dire che l'aggettivo "audiofilo", nel vocabolario italiano, non esiste. Potete trovare la voce su Wikipedia ma, si sa, senza nessuna pretesa di autorevolezza, in quanto chiunque può scrivere qualsiasi cosa, fino a prova contraria. Questa la spiegazione, testuale:
"Con il termine Audiofilia si intende la materia che studia il miglioramento della musica riprodotta da apparecchiature elettroniche in ambiente domestico, da parte di un appassionato audiofilo."
Vi risparmio il resto della descrizione, che è abbastanza ridicolo.
Personalmente uso il termine con connotazione vagamente dispregiativa e non per snobismo, come qualcuno ha detto ma semplicemente perchè metto la musica davanti al resto.

La parola deriva probabilmente dalla nazionalizzazione del pari termine anglosassone. Se si tratti di un neologismo diventato ufficiale, in questo caso, non saprei davvero.
Bando alle ciance, vi voglio raccontare l'ultima visita di un "audiofilo" presso la mia sala d'ascolto. Giunto che fu con zainetto d'ordinanza, pieno di CD, si è subito accomodato sul mio divano, con le orecchie tese al particolare.
Dopo il primo sguardo ai componenti afferma: "Sicuro che quei finali vadano bene coi tuoi diffusori"? Ho già capito, questo è arrivato convinto che il mio impianto suoni in un certo modo e non cambierà idea neanche se gli attacco un equalizzatore e stravolgo tutto.

Vi confesso che sono sempre curiosissimo di vedere cosa usano le persone per effettuare i loro ascolti, che già dall'inventario della loro "materia prima" comincio a stilarne un ritratto di massima.


martedì 17 luglio 2012

Colpa dell'Hi-End?

Ecco ciò che scrive Paolo su un forum:


"LA COLPA E' DELL' HI END !!!!!!!è un po' che ci penso: quando c'erano gli ampli NAD 3020, Pioneer SA 8500 II, Sansui ecc.. ecc... c'erano anche i controlli di tono. Se uno voleva un suono più gonfio metteva il loudness o aumentava un pelino i bassi.

Se invece voleva il suono chiaro e frizzante aumentava gli alti.

Se infine gli piaceva il suono sparato metteva il loudness e alzava ancora gli alti

Oggi invece per colpa dei prodotti ESOTERICI del piffero,
SENZA CONTROLLI DI TONO, per cambiare timbrica si deve:
- cambiare testina
- cambiare braccio
- cambiare base giradischi
- cambiare CDP
- cambiare DAC
- cambiare meccanica CD
- cambiare cavo di segnale
- cambiare cavo di potenza
CAMBIARE TUTTO!!!"



Proverei a spiegare che l'alta fedeltà deve tendere alla fedele riproduzione dei suoni. Se uno vuole un suono più gonfio o più frizzante, cambia arbitrariamente il risultato. Nulla di male, per carità, se usiamo lo stereo per far ballare gli amici è d'obbligo aumentare il livello degli estremi banda.

L'elenco delle cose riportate da Paolo non dovrebbe avere lo scopo di cambiare timbrica ma quello di avvicinare il suono alla maggior fedeltà. Non si cambia testina come si cambia un vestito. La si cambia perchè si può preferire un modello al posto di un altro in determinati frangenti o con determinati generi musicali ma non perchè suona diverso; la si cambia perchè suona MEGLIO quel genere.
Il cambio di un apparecchi non dovrebbe servire per avere più bassi o più acuti ma per ottenere un suono che è composto da mille diverse sfumature; piccoli dettagli, ricostruzione della scena, senso di realismo. Tutte cose che non si ottengono ruotando un potenziometro, nè equalizzando col più moderno DSP.

E comunque il discorso di Paolo è coerente: se uno "mette il loudness ed aumenta ancora gli alti" non ha certo bisogno di un impianto hi-end.



lunedì 5 marzo 2012

Sfascisti






Eh, si, perchè siamo da sempre abituati a coloro che criticano le mostre di alta fedeltà
che si tengono nel nostro Paese ma ogni giorno che passa pare che alcuni personaggi facciano a gara a chi sparge più letame su forum e gruppi di discussione.

Ieri, a Milano Hi-End ancora aperto, la chicca delle chicche, che riporto testualmente da un forum:

Arrivato alle 10.30, uscito alle 11.30.
e non ho fatto ascolti affrettati, proprio le salette erano inascoltabili.
Il resto era quantomeno imbarazzante, una mattinata buttata."
   


Milano Hi-End 2012. Consiglio agli espositori

Avevo un amico psicoterapeuta. Mi diceva sempre che le proprie energie non le si devono sprecare appresso a chi non le merita, ma ogni tanto qualche consiglio non posso esimermi dal darlo, soprattutto se riguarda un settore nel quale, nel bene o nel male, qualcosa ho fatto e qualcosa ho detto; e non solo attraverso i vaneggiamenti dei miei scritti più o meno recenti.

Per anni (lo si sa; non dico nulla di nuovo) ho collaborato con un distributore di prodotti audio. Collaborazione durata tanti anni e con tante manifestazioni fatte insieme, compresi i vari Top Audio, dal primo sino a quando, iniziato a scrivere, per correttezza ho interrotto ogni rapporto precedentemente intrattenuto (anzi, a dire il vero li avevo interrotti ancora prima di scrivere, che le proposte sono arrivate molto dopo).


giovedì 1 marzo 2012

Ciao Lucio






Lucio Dalla ci ha lasciati oggi.

Ha rappresentato una parte importante della musica italiana degli ultimi 45 anni.
Il suo stile innovativo, pur nei limiti della melodia che appartiene alla nostra cultura musicale,
ha fatto epoca, così come l'hanno fatta i suoi testi (spesso scritti in collaborazione con altri autori) mai banali, che trattassero di ingorghi su un'autostrada o di amore.

Ricordo quando me lo presentarono agli Stone Castle Studios di Carimate o quando, durante un concerto all'Arena di Milano, eseguì per la prima volta una "Caruso" non ancora pubblicata su disco e scritta un paio di mesi prima di quell'occasione.
Il pubblico restò impietrito all'ascolto di un brano dalla forma inaspettata e dalla melodia che strappava la pelle d'oca a chiunque fosse pronto ad accoglierla.

Non ho voglia di scrivere tristi coccodrilli per un uomo che sorrideva sempre e non lo farò.

Grazie, Lucio, per aver costellato la mia vita di belle canzoni.
Voglio qui ricordarne qualcuna, come mi viene alla mente:

Nuvolari
Stella di Mare
L'anno che verrà
Anna e Marco
La sera dei miracoli
4/3/1943 (ti mancava poco per festeggiare)
Com'è profondo il mare
L'ultima luna
Caruso
Futura
Il Coyote

Eravamo in tanti a volerti bene ...


Il Coyote

martedì 14 febbraio 2012

Dedicato ad un amico ...

... che altrove si chiede se si possa giudicare oggettivamente l' "estetica" del suono di un impianto o se sia esclusivamente una questione di gusto personale, come se si parlasse di un quadro o un mobile.
Siamo quindi in piena "filosofia della riproduzione", la stessa che ricorre da anni nelle menti più inquiete degli appassionati di audio. Sono sicuro che, prima o poi, tutti ci siamo posti quest'interrogativo. Qualcuno ha trovato una sua risposta e si è messo il cuore in pace, qualcuno non ancora. Mettetemi pure nella schiera dei secondi. Possiamo provare a parlarne qui, dove non ci sente nessuno, così il discorso resta confinato tra poche persone (principalmente il sottoscritto, direi).


domenica 12 febbraio 2012

Whitney Houston, 1963/2012


48 anni è presto per andar via.

Ieri, giù storto di mio perché era l'anniversario della scomparsa di mio padre, ho appreso anche che Whitney Houston non c'è più.

Difficile crederci.

Verso la fine degli anni 80, mentre gironzolavo per il centro cittadino, da una boutique di via Montenapoleone, vidi uscire delle guardie del corpo, tutte di colore, enormi: dietro di loro uscì una statua di ebano, di una bellezza di quelle che ti casca la mascella, avvolta in un giacchino di pelliccia e pantaloni in pelle, scarpe col tacco a spillo e una massa di ricci neri in testa. Era la Houston. La seguii da lontano e poi entrai da Gucci dove nel frattempo era entrata anche lei. Simpatica, rideva e scherzava con chiunque, stringeva mani, scambiava sorrisi, baciò persino le commesse prima di uscire; un comportamento totalmente diverso da quello della sua altera (e anche un po' indisponente) zia Dionne Warwick, o anche più semplicemente da una Rita Pavone, o da una Pravo, o da una Vanoni, per tacere della Minelli e della Carey.


lunedì 6 febbraio 2012

Piagnistei






Non se ne può più.
Ciclicamente si leggono nei forum thread che affrontano la crisi del mercato dell'alta fedeltà nei modi più inverosimili.
Il "dagli all'untore!" è l'hobby preferito da gente che si diverte a scrivere stupidaggini, con l'immancable corollario dei "quoto" da parte di chi si fa lavare il cervello dalle "critiche a priori", quelle che basta che ci siano e vanno per forza bene. La moda dell'essere contro l'ordine delle cose è sempre attuale.

E' evidente che quando un mercato entra in crisi le colpe siano molteplici ma possiamo fare esempi di prodotti o intere categorie merceologiche che sono scomparse dalla circolazione senza colpe particolari, per i motivi più diversi.


lunedì 23 gennaio 2012

Sul modernariato meccanico

Pur essendo da sempre un profondo appassionato di vinile (non indumenti intimi tipo sadomaso.... vabbeh magari anche quelli un po! :)) in diversi anni di utilizzo di alcuni giradischi, fra i quali molti ben reputati, altri meno conosciuti (specie a quei tempi) ho maturato ben poche, ma radicate convinzioni.
La prima è che quando si parla di giradischi, in fondo si sta parlando di un oggetto che da quasi puramente meccanico si è evoluto nel tempo in modo tale che il rapporto fra la parte meccanica e quella elettronica è variata e che i sistemi di controllo della velocità si sono via via col tempo sempre più dotati di controlli raffinati.
La seconda è che la lavorazione meccanica di precisione ha goduto di diversi fattori che l'hanno portato ad un grado di perfezione assolutamente superiore.


martedì 17 gennaio 2012

E' scomparso un grande: Gustav Leonhardt

E' con grande commozione che apprendo della scomparsa del Maestro Gustav Leonhardt.

Non solo clavicembalista, ma anche direttore d'orchestra, scopritore di musiche perdute e riscopritore di tecniche antiche, insegnante; un artista a 360° che ha saputo ritagliarsi e mantenere un posto privilegiato sui colleghi filologi.

E' passato attraverso cinque decadi, mantenendo intatta la sua fedeltà alla musica, l'amore per il suo strumento; cinque decadi in cui ha suonato tanto, ha lasciato tante registrazioni ma ha soprattutto lasciato il ricordo di sè mentre suonava.

Lo ricorderò sempre seduto all'Antegnati o al clavicembalo a San Maurizio, qui a Milano ed anche all'organo Silbermann di Sant'Alessandro e all'Ahrend di San Simpliciano. L'ho ascoltato tante volte dal vivo e ora che è scomparso non posso che ritenerlo un privilegio.

All'epoca dell'integrale delle Cantate di J.S. Bach, portata a compimento insieme con Nikolaus Harnoncourt, c'era chi preferiva l'uno all'altro; ero di quelli ha preferiva sempre lui perché, rispetto a Harnoncourt, Leonhardt faceva musica in modo forse meno originale, ma certo semplice e fruibile, con accompagnamenti musicali mai stridenti e lasciando fluire la musica con leggerezza.

Scompare uno dei padri della filologia; uno che ha saputo far crescere tanti artisti (Dantone è stato suo allievo, per citarne uno), crescendo lui stesso in pari tempo.

Che riposi in pace.

Domenico

martedì 10 gennaio 2012

Immobilismo




E' vero, c'è la crisi. E' vero, non si vende.
Alcuni operatori hanno perso anche il 50% del fatturato negli ultimi tre anni. Le facce depresse sembrano la normalità in buona parte delle categorie merceologiche.
Questo, però, non può giustificare l'incredibile immobilismo che caratterizza il mercato dell'alta fedeltà in questi ultimi anni. Fino a che le vacche sono grasse e si vive di rendita, si può capire che non ci si dia troppo da fare per sviluppare le proprie strategie di vendita; i prodotti vanno via da soli, basta il passaparola e non ci si preoccupa di far crescere ulteriormente i fatturati.
Ciò che invece non può e non deve verificarsi, è che in periodi come quello che stiamo vivendo, ognuno si rifugi nel proprio guscio ed attende che il peggio passi. E' una politica che permette a qualcuno la sopravvivenza ma non a tutti. In ogni caso, è un comportamento che non prepara all'eventuale ripresa, nè permette di erodere quote di mercato alla concorrenza. Che poi è l'unica strategia di crescita - o di mantenimento di posizione di mercato - possibile, in tempi di depressione dei fatturati come l'attuale.

Come mai, allora, buona parte degli operatori sembrano essere spariti dal mercato? Come mai si sente parlare di loro - quando va bene - in occasione di un paio di esposizioni durante tutto l'anno e per il resto del tempo sembrano cadere in letargo?


venerdì 23 dicembre 2011

Scontati ma, si spera, graditi ...

... anche i miei auguri per tutti voi che mi leggete.
Riconosco di avervi trascurato un po', ultimamente ma qualche piccolo problema mi ha tenuto la mente impegnata con altre cose.

Questo blog sta diventando importante: grazie a voi abbiamo superato le 16.000 pagine lette e qualcuno comincia già ad attingere al nostro materiale per le proprie pagine.
E' di questi giorni l'esempio di una Rivista nazionale che ha "pescato" una foto da un articolo
dell'Amico Domenico Pizzamiglio e l'ha pubblicata. Abbiamo chiesto le pubbliche scuse,
siamo certi che le otterremo, dopo quelle già ricevute in privato. Si tratta certamente di una svista.
Approfittiamo di queste righe per ricordare quanto scritto a piè di pagina:
il materiale presente su questo blog, testi e foto, appartengono legalmente al titolare dello stesso ma, come preferisco affermare pubblicamente, eticamente sono di chi li scrive, visto che lo fa a titolo gratuito.
A proposito: sto meditando di togliere le pubblicità, visto che la loro resa, ad oggi, è esattamente ZERO, neanche un centesimo. Non si capisce se nessuno dei lettori abbia fatto acquisti tramite il blog o se le aziende facciano le furbe e non registrino le pur misere provvigioni previste. Una l'ho beccata di sicuro e l'ho già cassata. Siamo a Natale e non faccio il nome.

Che altro dire, in conclusione di un anno che definire "turbolento", sotto l'aspetto della politica e dell'economia, è eufemismo?
Ognuno di voi avrà motivi di lamentela ed eviterò quindi di tediarvi coi miei.

Ci attende un anno pari, il 2012. A me i numeri pari sono sempre piaciuti più dei dispari. Così, a pelle, senza un motivo. I più scaramantici penseranno che il 2012 è bisestile, quindi foriero di non so quali e quante disgrazie. Non ci credo e vi invito a fare lo stesso, anche alla faccia dei Maya e del loro calendario, che finisce nel 2012 solo perchè avevano finito la carta per continuare a scrivere ...

Auguri, cari Amici, di un buon Natale e di un nuovo anno colmo di salute e serenità.
Se avrete queste, non vi mancherà il resto.

lunedì 5 dicembre 2011

recensione murale


Ho già scritto della mia personale opinione riguardo il nuovo doppio cd di lou reed con i metallica. C'è un gran parlare di questo disco, ma la maggior parte dei commentatori non dice se gli è piaciuto o meno, se è rock e suona bene o se invece è una specie di opera moderna, difficile da digerire.
Ho trovato, oggi, una recensione murale: ve la sottopongo, sintetica ed efficace!

mercoledì 26 ottobre 2011

L'errore del confronto col concerto dal vivo

Sia ben chiaro che non si tratta di un 3d che riguarda l'annosa discussione musica dal vivo contro musica riprodotta. Su quell'argomento si sono già spesi ingenti quantitativi di inchiostro e su come la penso credo sia noto, sia per quel che ho scritto nei forum, sia per quanto ho asserito, al di là della qualità degli apparecchi, nelle recensioni che sono state pubblicate (soprattutto le ultime, quelle su Audiophile Sound).

Ma mi riferisco proprio al concerto dal vivo, a quella piccola cerimonia che si rinnova ogni volta e che, fatti salvi i casi più eclatanti di flop da parte dell'artista, finiscono sempre con applausi che quasi scorticano le mani e urla idolatranti di "bravo, bravo, bis!" (se è per quello non è nemmeno sempre così: anni fa, all'Angelicum qui a Milano, fu dato un Imperatore con un pianista che fece un tal casino che alla fine il direttore quasi si rifiutò di ritornare sul podio per gli applausi. La gente urlava di giubilo e l'unico che si permise di urlare "buuuu" fui io che fui destinatario degli sguardi grati degli orchestrali).

Leggo sempre più spesso, sui forum, ma anche da parte di certi critici, l'entusiasmo per qualche registrazione, entusiasmo che è figlio di quello che è stato ascoltato a concerto.

Detto che il concerto è unico e la registrazione è invece replicabile all'infinito e che già solo questo comporta una partecipazione emotiva diversa, leggo consigli su registrazioni che mi lasciano perlomeno perplesso.

Leggo oggi su un forum la domanda di un forumer; chiede consigli circa Traviata con la Netrebko nella parte di Violetta. Un altro forumer dice che la Netrebko è perfetta vocalmente e come coinvolgimento nel personaggio. Ora, a parte che il coinvolgimento nel personaggio è figlio di una regia molto audace e tendente al lascivo (Violetta era sicuramente un animo gentile, seriamente innamorata, ma era anche parecchio "allegra") , è proprio vocalmente che la Netrebko lascia perplessi. Alla bellezza estetica (bellissima donna) non corrisponde altrettanta capacità canora. La voce non le manca certo, ma tra appoggiature, glissati, fiato corto (è una delle cantanti che necessita sempre più spesso, rispetto alle altre, di prendere fiato) e altri piccoli problemi, si finisce col preferire la Gheorghiu nell'edizione di Traviata con Solti sul podio.

Ora, è chiaro che la Netrebko ascoltata dal vivo faccia un'ottima impressione; tra l'effetto scenico, la sua avvenenza, il fatto che la voce certo non le manca, si passa volentieri su qualche difetto che forse l'accompagnamento orchestrale in sala rende meno evidente: ma la registrazione non mente (e il video neppure). Definirla scarsa è stupido, ma ritenerla perfetta non è corretto.

E ciò si applica anche ai direttori d'orchestra, ove un Dudamel vale quanto un Karajan o un Celibidache (chi li ha ascoltati tutti e tre dal vivo, riconosce a Dudamel una capacità eccellente di controllo dell'orchestra, come anche a Gergiev; ma certo chi ha ascoltato Karajan dal vivo sa di cosa era capace il buon Herbert in termini di concertazione, fraseggio e tenuta).

Insomma, quando si deve consigliare una registrazione, sarebbe bene astrarsi dall'esperienza live per concentrarsi sull'effettiva performance registrata: un esempio? Ho ascoltato ieri la seconda di Brahms diretta da Giulini: bella esecuzione. Ma Giulini l'ho ascoltato spesso dal vivo e ogni volta ci (eravamo un gruppo) assaliva un sonno tremendo. Bravo, ma noioso e prevedibile. Altro esempio? Karajan: in disco non è che la pallida replica di quel che era dal vivo. Abbado? Idem. Sawallisch? In disco non se lo copre nessuno, ma dal vivo era uno dei più "sicuri" nell'esito finale.

Insomma, il concerto è il concerto: il disco è il disco.

Occhio a governare le emozioni che spesso si passano scrivendo, ma che poi l'eventuale "consigliato" non ritrova nella registrazione consigliata.

Un saluto a tutti
Domenico