domenica 12 febbraio 2012

Whitney Houston, 1963/2012


48 anni è presto per andar via.

Ieri, giù storto di mio perché era l'anniversario della scomparsa di mio padre, ho appreso anche che Whitney Houston non c'è più.

Difficile crederci.

Verso la fine degli anni 80, mentre gironzolavo per il centro cittadino, da una boutique di via Montenapoleone, vidi uscire delle guardie del corpo, tutte di colore, enormi: dietro di loro uscì una statua di ebano, di una bellezza di quelle che ti casca la mascella, avvolta in un giacchino di pelliccia e pantaloni in pelle, scarpe col tacco a spillo e una massa di ricci neri in testa. Era la Houston. La seguii da lontano e poi entrai da Gucci dove nel frattempo era entrata anche lei. Simpatica, rideva e scherzava con chiunque, stringeva mani, scambiava sorrisi, baciò persino le commesse prima di uscire; un comportamento totalmente diverso da quello della sua altera (e anche un po' indisponente) zia Dionne Warwick, o anche più semplicemente da una Rita Pavone, o da una Pravo, o da una Vanoni, per tacere della Minelli e della Carey.




Mi avvicinai con un sorriso e le dissi nel mio stentato inglese "buongiono, posso dirle che lei è la più grande voce di questo secolo e che nessuno sa cantare come lei?". Mi sorrise e mi rispose "ma, no; mia zia Dionne è più brava di me". No, cara miss Houston: la sua zia è brava, ma lei era un'altra cosa. Lei, miss Houston, era perfetta: intonazione, potenza, agilità, lei era un'altra cosa, un altro mondo nel quale pochissime possono entrare.

E io credo fermamente che lei sia stata la più grande voce della musica leggera del secolo scorso: nessuno sapeva usare la voce come faceva lei.

Certo, lei era la regina dell'easy listening, del pop (quello vero, serio, che veramente arriva ai popoli di tutto il mondo), ma non è un genere che può confinare un giudizio. Lei avrebba saputo cantare anche il jazz, così come cantava il gospel (lo sappiamo tutti che lei è cresciuta nelle chiese batista).

Che dire? Che abbiamo perduto una Grande. E che la sua I Wanna Dance With Somebody ora ha un diverso sapore: ballerà, certo, ma non quel triste balletto che è stata la sua vita terrena. Per chi crede - e i neri ci credono - in un'altra vita, la Houston è lassù che con la sua voce immacolata incanta le anime del Paradiso.

Un ricordo affettuoso della Houston e una preghiera perché ora sia felice.

Domenico

5 commenti:

  1. Purtroppo se ne è andata anche lei.
    Già l'anno era iniziato male con la scomparsa della grande Etta James, quella di "At Last".
    Una piccola notazione, tutti prlano della zia Dionne ma nessuno accenna alla madre Thelma Houston. Lei ci fece impazzire con uno dei primi dischi della Sheffield Lab. "I've Got Music In Me". Un disco 'capolavoro' governato da una voce degna di grande ammirazione.

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  2. Ciao Aragingo,

    non mi risulta che fossa figlia di Thelma.
    La madre di chiama Emily Drinkard (un nome quasi da presagio sulla figlia) ed è rimasta una cantante gospel.
    Controllerò meglio, ma in queste cose Wikipedia solitamente non è imprecisa.

    Ciao!
    Domenico

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  3. Non è da escludere che ci fosse di mezzo anche la Houston, ma so che la madrina di battesimo fu Aretha Franklin (giusto una che passava per strada), la madre era cantante in un groppo gospel ed era cugina di Dionne Warwick (infatti il cognome della mamma della Warwick è lo stesso della madre della Houston, overo Drunkard). Poi, la Houston fu benedetta in varia maniera, compreso sto popo' di parenti di sangue e acquisiti ...
    Ciao
    Domenico

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  4. Domenico, hai gia scritto tutto quello che penso anche io. Grazie.

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  5. Signori avete perfettamente ragione! Per anni mi sono bevuto un'informazione che mi diedero (errata) alla Virgin Records.
    D'altra parte se date uno sguardo alle foto di Thelma di 25 anni fa' la somiglianza è impressionante.
    Ho trovato un'intervista a Thelma dove le chiedono se sono madre e figlia, appunto, e lei dice di NO.
    Mi scuso per l'errore ma, credetemi, ero in buona fede.

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