lunedì 6 febbraio 2012

Piagnistei






Non se ne può più.
Ciclicamente si leggono nei forum thread che affrontano la crisi del mercato dell'alta fedeltà nei modi più inverosimili.
Il "dagli all'untore!" è l'hobby preferito da gente che si diverte a scrivere stupidaggini, con l'immancable corollario dei "quoto" da parte di chi si fa lavare il cervello dalle "critiche a priori", quelle che basta che ci siano e vanno per forza bene. La moda dell'essere contro l'ordine delle cose è sempre attuale.

E' evidente che quando un mercato entra in crisi le colpe siano molteplici ma possiamo fare esempi di prodotti o intere categorie merceologiche che sono scomparse dalla circolazione senza colpe particolari, per i motivi più diversi.




Uno di questi è l'obsolescenza, che ha fatto estinguere ad esempio le videocassette o le pellicole fotografiche. Impera il digitale e DVD e fotocamere elettroniche hanno sostituito i predecessori. Punto, finita così, senza dietrologie o dolo da parte di nessuno. Il pubblico ha scelto la maggiore qualità nel caso del DVD o la maggior praticità nel caso della fotografia.
Che poi sfogliare un album di fotografie stampate su carta fosse di maggior soddisfazione rispetto ad aprire una cartella da 1 TB sul pc e vedere scorrere fiumi di inutili scatti, pare essere particolare secondario, in un'epoca nella quale la quantità conta più della qualità.

Per quanto riguarda il mercato dell'alta fedeltà, i maggiori indiziati, secondo i polemisti più presenti sui forum, sembrano essere gli operatori tutti. Importatori, negozianti, riviste.
I primi due perchè sono ingordi e truffano i clienti, le seconde perchè provano solo apparecchi troppo costosi, facendo così scappare i giovani squattrinati, che non vedono l'ora di affollare "democratici" negozi di alta fedeltà.

Non voglio qui toccare il capitolo commercianti, di cui ho parlato da poco nel post "Immobilismo", al quale vi rimando.
Ho da dire, invece, circa questa ricorrente critica alla stampa specializzata, che ha di certo alcune colpe ma non quella di avere affossato il mercato.
Posto che gli apparecchi economici esistono eccome e le riviste li provano, qualcuno mi sa spiegare come mai, i posti nei quali si vendono, che sono oltretutto i market leader dell'elettronica di consumo, abbandonano le linee perchè fanno numeri irrisori?  Eppure, secondo questi commercianti da forum i giovani dovrebbero affollare le catene della GDO, affamati di amplificatori e casse a basso prezzo ... Macchè, non c'è un cane al quale interessi l'hi-fi. Quindi? Quindi la vostra teoria è sbagliata. O credete davvero che se una rivista cominciasse a provare solo apparecchi fino a 500 euro le edicole vedrebbero le file di entusiasti acquirenti?
Non mi sembra difficile rendersi conto che i lettori delle riviste specializzate possiedono già amplificatori da 500 euro (e qualche volta anche più costosi,. Incredibile ma vero) e se ne strafregano dell'ultimo modello di XXX da 499. Loro comprano le riviste per essere informati e, perchè no, per sognare un po'.
Se leggo Quattroruote, salto a piè pari la prova dell'ultima Panda perchè non è tra i miei desideri, visto che ho una Punto (sto facendo degli esempi, ovviamente). Se poi possiedo una Passat, ambirò a qualcosa di categoria superiore. E mi leggo le prove relative.
L'acquirente della Panda non legge Quattroruote per motivi pratici ma, come ho appena scritto, per sognare modelli superiori.
E così è per tutte le passioni, non solo per alta fedeltà o automobili.

Volete un'ulteriore prova di quanto vi sto dicendo?
Pensate a quanti vostri amici hanno vecchi impianti, magari quei coordinati giapponesi anni '70 (ma non solo), relegati nelle cantine o soffitte. E quante volte vi hanno detto: "E' là a prendere polvere, chissà se funziona ancora". O, peggio, li hanno ancora in bella mostra in salotto e non li accendono da anni. Se non li usano è colpa delle riviste o della gente che ha cambiato modo di passare il tempo o solo status symbol da esibire ad amici e parenti?

Perchè dobbiamo a tutti i costi pretendere che tutti debbano amare il nostro hobby?
E' come costringere qualcuno a fare collezione di farfalle o giocare coi trenini elettrici!
La maggior parte dei fruitori di musica si accontenta dell'iPod?
Pazienza, se sono felici così, rassegniamoci.

9 commenti:

  1. Salve dottor Jasparro,
    1
    le vecchine italiche presto potranno ascoltare, mi correggo, VEDERE musica grazie al bellissimo spettacolo che la Rai ci regalerà in quel di San Remo. In itaglia manca la cultura della musica, gli auditorium sono frequentati solo da anziani in pensione sull'orlo di una ferale crisi cardiaca... Le ambulanze stazionano come avvoltoi nelle piazze antistanti i concerti.

    2
    I distributori italici di apparecchi amatoriali si sono guardati bene dal promuovere il buon ascolto in luoghi non adusi agli orecchi d'oro. Evidentemente gli stava bene così: poca roba ma tutta solo per noi quattro (i nomi li conoscete bene).
    Questo non è un mercato è una nicchia di iniziati che morirà con la loro scomparsa. Diamoci ancora 20 anni di vita, toh.

    3
    Detto questo le faccio nuovamente notare la disparità di costo tra un televisore al plasma da 50 pollici Panasonic di medio livello (600 euro), un IMac (1200 euro), un semi compattone da scaffale di marca varie e non dispezzabilissimo suono (Zeppelin?)(800 euro), ed un impiantino da tre pezzi entry level ben suonanate, rega naim denon sony arcam audiolab ecc... (2500 euro) cavi e stand compresi naturalmente.

    4
    E' colpa dei distributori o dei produttori o dei negozianti? Di nessuno di loro.Il mercato ha condizionato gli esseri umani all'acquisto di smart phone e ipad corredati da micidiali cuffiette da max 50 euri. Non essendoci in itaglia uno zoccolo duro di fruitori di apparecchi atti alla buona riproduzione di messaggi musicali registrati, è chiaro che ha vinto il condizionamento di massa.

    5
    Egregio dottor Jasparro, non mi pare che i suoi editoriali colpiscano mai il centro del problema. E' pur vero che classi sociali agiate, alle quali appartengono moltissimi audiofili, della crisi se ne posso anche fregare, ma per onestà intellettuale e giustezza di analisi, bisognerebbe anche mettersi nei panni di chi vorrebbe ma non può più... mark levinson, jeff rowland, audio research, classè, per non parlare di VAC, dartzel, Fm Audio, ecc...

    6
    Si ambisce al meglio per un riflesso condizionato indotto dall consumismo di massa. Lo stesso che ha fatto acquistare,come diceva lei solo per mostrarlo agli amici, l'impianto MacIntosh da 20.000 €, muto da anni.
    Scommetto che le vendite di Quattroruote sono sensibilmente calate negli ultimi tre anni, e che gli occasionali lettori siano attualmente molto più interessati alla Panda che all'ultima BMW serie3 da 40.000 euro. Altro che sognare macchine da 'cummenda' adesso si sogna la pensione a 62 anni...

    PS1
    si giri pure dall'altra parte quando mi incontra alle fiere di settore, ma si ricordi che in tal caso non si accorgerà di cosa sta succedendo alle sue spalle... Ma non succede niente stia tranquillo....

    PS2
    Un simpatico saluto al m.to Pizzamiglio


    Colui il quale è conosciuto come - OPAZ -

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  2. Punto 1: ieri sera ero alla Scala e pareva di essere in una casa di riposo, quindi sono d'accordo.

    Punto 2: d'accordo anche su questo e ne ho già parlato.

    Punto 3: sono mercati diversi e non paragonabili. Tra l'altro, diversamente da quanto di creda, i prodotti Apple garantiscono margini enormemente superiori a quelli di un costosissimo apparecchio hi-end. Le dimensioni aziendali, facilmente verificabili, mi confortano.

    Punto 4: siamo d'accordo, è quello che affermo sempre anch'io.

    Punto 5: sarebbe bello (ma anche no) vivere in un mondo dove tutti si possano permettere FM Acoustics, Ferrari e Patek Philippe ma risulta che non sia possibile, allo stato attuale delle cose. Non parliamo di beni di prima necessità, quindi non vedo perchè dovrei mettermi nei panni (in effetti io sono già in quei panni) di chi non si può permettere beni che nascono per i ricchi.

    Punto 6: Non sono d'accordo. I sogni mandano avanti il mondo.

    P.S.: lei una volta, incontrandomi in un negozio milanese, ha fatto un commento gravemente offensivo. Quindi non si lamenti se non gradisco il suo saluto e preferisco non avere rapporti con lei. Mi permetta di scegliere le persone con le quali relazionarmi, almeno.
    Ciò che succede alle mie spalle è affar mio.

    P.S.2: se ho risposto alle sue osservazioni è per amore di chiarezza verso chi mi segue. Per il resto, preferirei che lei si astenesse dallo scrivere in questo blog.
    Grazie.

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  3. Egregio dott Gasparri,
    mi consenta per l'ultima volta, mi pare importante.

    Punto 6
    Non è esatto affermare che, per un malato di musica ben riprodotta (c.d. audiofilo), gli apparecchi hi end non siano beni di prima necessità. La fruizione dei messaggi musicali è a tutti gli effetti parificabile ad una terapia benefica, la musico-terapia appunto. Io se ascolto musica ben riprodotta sto meglio e sono soddisfatto. Se ascolto musica mal riprodotta, soprattutto da impianti molto costosi, non riesco a restare indifferente. Mi incazzo come una bestia, subendo quindi effetto opposto a quanto auspicabile. Lo stesso vale se ascolto musica dal vivo dopo aver anche pagato un biglietto, chiaramente.

    PS
    Non ricordo il fatto a cui lei allude. E' possibile che le mie affermazioni possano essere interpretate come strane od offensive, da cui il soprannome che mi deriva, mentre vogliono essere solo osservazioni scherzose. Evidentemente, dott Jasparro, non ci siamo simpatici. E vabbè dai, dai su... guardi mi vien da quasi da piangere...

    Adieù

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  4. Come è rassicurante vedere che c'è gente come te Angelo, che non ti fa sentire un marziano. Purtroppo la nostra comunità di appassionati di alta fedeltà, hi end, Audio è davvero insopportabile (almeno per me) e rende questo hobby che trovo meraviglioso castrato, castrato del piacere che può dare una sana "Condivisione".
    Un caro saluto.

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  5. "Posto che gli apparecchi economici esistono eccome e le riviste li provano, qualcuno mi sa spiegare come mai, i posti nei quali si vendono, che sono oltretutto i market leader dell'elettronica di consumo, abbandonano le linee perchè fanno numeri irrisori? Eppure, secondo questi commercianti da forum i giovani dovrebbero affollare le catene della GDO, affamati di amplificatori e casse a basso prezzo ... Macchè, non c'è un cane al quale interessi l'hi-fi. Quindi? Quindi la vostra teoria è sbagliata. O credete davvero che se una rivista cominciasse a provare solo apparecchi fino a 500 euro le edicole vedrebbero le file di entusiasti acquirenti?"

    Non esistono soltanto le catene GDO, decisamente controindicate perchè povere di veri Best Buy.

    Chi si interessa e acquista oggetti Hi Fi abbordabili utilizza massivamente gli Online Store.

    E' lì che si svolge la vera partita.

    Trascurare questo dato vuol dire non fornire un quadro credibile del fenomeno.

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  6. Caro Anonimo,
    sull'uso "massivo" degli on line store, avrei qualche dubbio ma non voglio insistere. Il fatto è che non possiedo alcun dato in merito. Lei si?
    Mi sembra molto sicuro della sua affermazione, quindi sarebbe interessante parlarne sulla base delle statistiche di vendita.
    Per quanto mi riguarda, cercherò d'informarmi non appena mi si presenterà l'occasione.
    Grazie per la segnalazione.

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  7. Caro Jasparro

    Ci fornisca prima le sue di statistiche sui GDO visto che è lei che ha sollevato la questione.

    Riguardo le vendite online non ho percentuali da fornirle, si faccia però un giretto sul T-Forum, arena specializzata nell'Affordable Hi Fi, e si renderà conto di quanti appassionati (praticamente tutti) comprano dagli Online Store.

    http://www.tforumhifi.com/


    Cordiali saluti
    Lucio Serra

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  8. Caro Serra,
    a parte che non capisco il tono conflittuale del suo messaggio, visto che non siamo qui a tifare per due squadre diverse, le faccio presente che conosco il T-Forum da quando è nato, pur seguendolo molto saltuariamente. Vi sono, al momento, meno di 3800 iscritti. Se anche tutti loro avessero compiuto acquisti on-line, rimarrebbe sempre un numero insignificante, considerando un mercato potenziale che vede almeno 50 milioni di consumatori.
    Se comunque lei è convinto che, grazie al mercato on-line, l'alta fedeltà in Italia e nel mondo stia tornando ai fasti degli anni 80, nei quali ogni casa vedeva l'impianto stereo troneggiare in sala, sono contento per lei.

    Saluti

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  9. Gentile Massimo Bianchi,
    mi scusi ma per lei quale sarebbe una sana condivisione? Lei lo sa che in Italia ci sono alcuni audiofili che hanno in casa dei veri e propri musei dell'HIfi? Secondo lei questi signori condividono con vaste platee di appassionati tanto ben di Dio? Secondo me no. Se ne stanno soli soletti, oppure in compagnia dei soliti due amichetti e degli altri chissenefrega. Se invece intende condivisione puramente platonica allora i vari forum vanno benissimo. Ma attraverso i forum lei riesce a sentire come suona l'impianto del tale o del tal altro? Oppure intende i vari circoli, chiusissimi, di 10/15 audiofili che mangiano pane e salame quando si ritrovano alle manifestazioni nazionali, e poi si raccontano quanto ce l'hanno grosso (l'impianto)? Forse 15 anni fa, quando la maggioranza non era sposata c'era una 'sana', spensierata e appasionata condivisione. Ora siamo tutti con la moglie i figli o la mamma anziana, le quali non sopportano più intrusioni di estranei in casa. Ma quante persone ha ultimamente conosciuto che la abbiano subito invitata disinteressatamente a sentire il loro impianto?
    Non so, guardi mi dica lei quale sarebbe una sana condivisione, perchè a me pare che di 'sano' in questo settore ci sia rimasto poco poco.
    cordiali saluti
    Luca De Giovanni

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