martedì 5 luglio 2011

Roger Waters: Un muro di trent'anni






Per chi, come me, a suo tempo, ha acquistato il doppio vinile fresco di stampa (era in effetti il 1979), forse non c'è molto da festeggiare ma tanto è passato da quando Roger Waters ha scritto quest'opera con e per i Pink Floyd.

Confesso di amare di più altri lavori dei Pink Floyd. The Wall è un disco dominato dall'angoscia, da atmosfere cupe e da testi retorici, sebbene non scontati. Lo sfogo di una persona ferita dagli orrori della guerra, a causa della quale ha perso il padre. Qui da noi, tra l'altro, ad Anzio.




Però bisogna riconoscere a Waters una vena compositiva non comune ed una visione sul futuro della musica che ha favorito la lunga sopravvivenza di questo lavoro, diventato ormai un vero classico della musica rock.

Parlare di The Wall è superfluo, meglio accennare al concerto al quale abbiamo assistito ieri, in un Forum "sold out" ma per fortuna non eccessivamente gremito di gente. L'organizzazione ha lavorato bene.

Un tour che dura da circa un anno e che ha girato gran parte del Globo. Era giunto a Milano in Aprile e qui aveva avuto una tale richiesta che sono state aggiunte, in coda, le due date di questo mese. Ora un concerto ad Atene, durante il quale si produrrà un DVD ed il tour si chiuderà.

Grande spettacolo di luci, fuochi d'artificio, proiezioni di parti del film e di spezzoni inediti, cinghialoni dagli occhi di fuoco che svolazzano sulle teste degli astanti, orrendi professori gonfiabili bacchettano bambini che non accettano la loro educazione, brutte donne cattive che vogliono sedurre il povero Pink. Una mamma-padrona che ha le risposte per tutti i quesiti e che farà in modo "che i tuoi incubi si avverino", di "instillarti tutte le paure", che "non ti permetterà di volare ma di cantare" e che "ti aiuterà a costruire il muro".

Ho letto commenti on-line di persone entusiaste, che hanno definito questo concerto come il più bello e spettacolare della loro vita.
Nella mia attuale veste di critico, smorzerei un poco i loro entusiasmi.
Musicalmente, niente da dire, siamo vicini alla perfezione.
Waters domina il suo basso elettrico con l'esperienza e la tecnica di tanti anni, il chitarrista solista Dave Kilminster, che ha già una quindicina di album al suo attivo, è molto preparato e suona con una sicurezza notevole, senza temere il confronto con David Gilmour. La seconda chitarra è una vecchia conoscenza: Snowy White, turnista di lusso, coi Pink Floyd o qualche membro della band dai primi anni 70 e chitarrista titolare, al tempo, dei Thin Lizzy.
Ottimo il drumming di Graham Broad, anche lui vecchia conoscenza di chi segue Waters da tempo.

Un appunto muoverei alla scelta della seconda voce, visto che ho trovato perlomeno curioso che la parte della mamma in "Mother" sia cantata da un uomo. Per chi ha già seguito "In The Flesh", in DVD o dal vivo (ho avuto la fortuna di vederlo a Locarno qualche anno fa) ed è abituato all'interpretazione dell'ottima Katie Kissoon, sembra davvero di ascoltare una parodia. Anche il coro, formato da sole voci maschili, non soddisfa chi sia abituato a seguire i concerti, in generale. La mia idea è che i cori debbano essere femminili o, al massimo, misti. Per i Canti Gregoriani sappiamo ci si debba rivolgere altrove.

La scenografia è quella classica di The Wall, con l'enorme muro che comincia a formarsi da subito e che, a metà concerto, copre tutta la band e diventa uno schermo per le proiezioni. Qualche effetto speciale ogni tanto, immagini di ottima qualità ed una computer graphic di alto livello.
Ottimo ma non eccezionale, per chi ha potuto seguire dal vivo i Pink Floyd di "Pulse", restando scioccato da cotanto impiego di mezzi e risultato. Ricordo che, tornando dal concerto di Torino, invece di vedere la strada mentre guidavo, avevo fisso negli occhi il palcoscenico, i suoi incredibili laser e giochi di luce, l'enorme ed accecante sfera di cristallo apparsa dal nulla in mezzo al pubblico.

In sintesi, luci molto superiori alle ombre, concerto decisamente imperdibile, di quelli che sai che non ti ricapiteranno facilmente, per evidenti motivi.
Avere Waters a pochi metri da te è un'emozione. Poter quasi toccare le pietre miliari, i protagonisti della storia della musica, le persone che tanto lontane mi apparivano quando ero adolescente, è un'esperienza che vale sempre la pena di vivere.

Purtroppo ho scoperto solo sul posto che era permesso entrare con macchine fotografiche. Troppo tardi, accontentatevi di qualche scatto ripreso con lo smartphone.
















2 commenti:

  1. Certo, se fossi stato sul posto, contagiato dalla comune emozione, anch'io sarei stato osannante come tutti. Mi concentro su una frase di Angelo. Laddove lui dice che the Wall è diventato un classico della musica rock. E il guaio è proprio qui. Un classico diventa poco flessibile, tende ad essere ripetitivo, clone di sè stesso, e questo è l'appunto che i floydani della prima ora (schiera a cui mi onoro di appartenere) muoverebbero a Roger Waters. Forse è ora di scrivere qualcosa di nuovo, oppure se le idee latitano, di ritirarsi in campagna a collezionare auto d'epoca o cavalli da corsa.
    Tra vent'anni, questa sarà la musica classica del XX secolo?

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  2. Mah, cosa dire?
    Pretendere che Waters, a 68 anni, scriva cose nuove, è forse troppo.
    Personalmente preferisco che continui a riproporre le cose vecchie, finchè è in grado di farlo a questi altissimi livelli. E, come giustamente affermi, la flessibilità, qui, non è richiesta.
    Anzi ...
    Come "digerire" una Comfortably numb senza gli assoli di chitarra, per esempio?
    Puoi cambiare qualcosa qui e là, a seconda di chi la deve eseguire, ma l'impianto dev'essere rigorosamente rispettato.
    Un classico, appunto.

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